sabato 28 ottobre 2017 ore 21
Banda Osiris in

Le Dolenti Note

Il mestiere del musicista: se lo conosci lo eviti

mandolino, chitarra, violino, trombone: Sandro Berti
voce, sax, flauto: Gianluigi Carlone
trombone, basso, tastiere: Roberto Carlone
percussioni, batteria, bassotuba: Giancarlo Macrì

Dopo essersi addentrata in modo irreverente nei meandri del complesso universo delle sette note, aver abbattuto i rigidi accademismi e le barriere dei generi musicali, intrecciando, tagliando e cucendo musica classica e leggera, jazz e rock, il furore dissacratore della Banda Osiris si concentra, in questo nuovo spettacolo, sul mestiere stesso di musicista.

Prendendo spunto dall’omonimo libro, la Banda Osiris trasforma le pagine scritte in un viaggio musical-teatrale ai confini della realtà. Con l’abilità mimica, strumentale e canora che li contraddistingue, i quattro protagonisti si divertono con ironia a elargire provocatori consigli: dal perché è meglio evitare di diventare musicisti a come dissuadere i bambini ad avvicinarsi alla musica, da quali siano gli strumenti musicali da non suonare a come eliminare i musicisti più insopportabili.

Attraverso musica composta e scomposta, musica da camera e da balcone, Beatles e Vasco Rossi, la Banda Osiris tratteggia il ritratto impietoso della figura del musicista: presuntuoso, permaloso, sfortunato, odiato, e, raramente, amato.

Sabato 18 novembre 2017 ore 21

La locandiera o l’arte per vincere

di Carlo Goldoni

La Locandiera o l'arte per vincere

adattamento e regia Stefano Sabelli
con Silvia Gallerano: Mirandolina,
Claudio Botosso: Cavaliere di Ripafratta,
Giorgio Careccia: Conte di Albafiorita,
Andrea Ortis: Marchese di Forlipopoli,
Chiara Cavalieri: Ortensia,
Eva Sabelli: Deianira,
Diego Florio: Fabrizio,
Giulio Maroncelli: il servitore,
Piero Ricci: il fisarmonicista muto
scene Lara Carissimi, Michelangelo Tomaro
costumi Martina Eschini
disegno luci Daniele Passeri
aiuto regia Giulio Maroncelli
produzione Teatro del Loto Libero Opificio Teatrale Occidentale di Teatri Molisani

Silvia Gallerano, l’attrice italiana di teatro più premiata degli ultimi anni, con talento e straordinaria modernità, veste i panni di una Mirandolina combattuta fra tradizione e femminilità emancipata, in questa particolarissima edizione del capolavoro di Carlo Goldoni, curata e diretta da Stefano Sabelli. Claudio Botosso, fra i volti più noti del Cinema italiano d’autore – diretto da grandi maestri tra cui Avati, Fellini, Bellocchio, – dà vita, con la sua recitazione intensa e asciutta al Cavaliere di Ripafratta, vero antagonista della locandiera. La vicenda viene “traghettata” nel Delta del Po, in un’atmosfera acquitrinosa anni ’50, omaggio a capolavori del nostro Cinema neorealista, come Riso Amaro di De Sanctis e Ossessione di Visconti. Un’ambientazione lacustre e nebbiosa, dove conti, marchesi e cavalieri diventano spiantati e alticci melomani, misogini e incalliti giocatori d’azzardo o ruffiani gagà di fiume. Immersa, tra giunchiglie e arboree di fiume, al centro della scena, si erge una Locanda-palafitta, che assume le sembianze ora di una nave corsara, ora di una casa di frontiera sospesa sull’acqua, ora di un divertente e musicale carillon. Mentre la radio a valvole trasmette mambo d’epoca e Glenn Miller, gli attori intonano arie operistiche o “evergreen” del Trio Lescano e Rabagliati: un clima da varietà e avanspettacolo avvolge tutta la scena e la fa girare a ritmo di swing, o attraverso i temi suonati dal fisarmonicista muto, e rende ancor più l’atmosfera struggente e evocativa di una Padania che fu.

sabato 2 dicembre 2017 ore 21

Miseria e nobiltà

dal testo di Eduardo Scarpetta

regia Michele Sinisi
con Diletta Acquaviva, Stefano Braschi, Gianni D’addario, Gianluca delle Fontane, Giulia Eugeni, Francesca Gabucci, Ciro Masella, Stefania Medri, Giuditta Mingucci, Donato ernoster, Michele Sinisi
scene Federico Biancalani
direzione tecnica Rossano Siragusano
costumi GdF Studio
produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale

La storia di Felice Sciosciammocca, costretto a vivere di espedienti per rimediare a fatica un tozzo di pane, dà vita a una fitta tessitura di trovate dialogiche e di situazioni che rappresentano la summa dell’arte attoriale italiana e di quanto di meglio la storia del teatro (in particolare quella napoletana) abbia prodotto per tenere il pubblico inchiodato alla sedia.

È festa del teatro, quanto di più felice lo spettatore possa incontrare. Dalle platee Miseria e Nobiltà è poi approdato al cinema, grazie al film di Mattioli, e alla TV creando veri e propri simboli nella memoria collettiva. Totò (lo Sciosciammocca più celebre) che mette in tasca gli spaghetti è divenuto un’icona storica, un’immagine che ci sembra riassumere secoli di storia drammaturgica sulla fame e sulla povertà che aguzza l’ingegno. Si riscopre rito dell’oggi con una straordinaria squadra di attori che s’impossessano della scena. Dice Sciosciammocca nell’ultimissima battuta della storia “Torno nella miseria, però non mi lamento: mi basta di sapere che il pubblico è contento.”
Miseria e nobiltà del mestiere del vivere recitando.

sabato 23 dicembre 2017 ore 21

Manuale d’attore

Modestamente lo nacqui...

Manuale d'attore

con Titino Carrara
musiche Michele Moi
un progetto di Laura Curino, Titino Carrara, Giorgia Antonelli

Dopo “Strada Carrara” ecco una nuova storia di vita e teatro. Va in scena il tema dell’apprendistato: come diventare adulti ed insieme abili attori; come conquistarsi una identità ed un ruolo riconosciuti dalla “Famiglia d’Arte” e dagli spettatori. In“Manuale d’attore” la platea si appassiona al percorso artistico di Titino Carrara, figlio d’arte, nato nel “Carro dei Comici” e vissuto nelle grandi trasformazioni del secondo dopoguerra. I Maestri del Teatro Mobile non fanno accademia, fanno scuola di palcoscenico, uno spettacolo diverso ogni giorno, magari su un palcoscenico montato fra le mura sbrecciate di un vecchio cinema bombardato. è l’Italia del dopoguerra, un’Italia distrutta, ma in fermento di ricostruzione, in scena e fuori di scena. Ed allora ecco una galleria di questi personaggi che arrivano da lontano e vanno lontano, irriverenti ed insopportabilmente poetici. Lo spettacolo vede Titino partire idealmente dal Piccolo Carro di Tespi del secondo dopoguerra, dal suo mondo di drammi, commedie e farse, per arrivare alle tournée internazionali nei più grandi teatri del mondo con in volto la maschera di Arlecchino, fino ai giorni nostri. “Manuale d’attore” è uno spettacolo che attraverso la risata e la poesia del mondo degli attori, parla in realtà al profondo del cuore di ognuno di noi.

Sabato 10 febbraio 2018 ore 21

Attenti al Gorilla!

Omaggio a Fabrizio De André

Attenti al Gorilla!

di Accademia dei Folli
con Carlo Roncaglia
Enrico De Lotto: contrabbasso, basso elettrico
Gianni Virone: sax, flauti
Vincenzo Novelli: chitarre
Giò Dimasi: batteria, percussioni
Rossella Cavagliato: cori
testi a cura di Carlo Roncaglia, Emiliano Poddi
arrangiamenti Accademia dei Folli
luci e fonica Donato Merz Terrameo
regia Carlo Roncaglia

“Come ti senti, amico, amico fragile?”…

Un concerto/spettacolo su De André è un grande viaggio attraverso personaggi, situazioni, storie che indagano tra le pieghe più recondite dell’umanità. Uno spettacolo scritto e pensato a capitoli, che ripercorrono il pensiero e l’opera di questo straordinario artista. Le figure femminili, gli emarginati, gli oppressi, la morte. Ogni brano racchiude uno sguardo, un punto di vista; ogni capitolo è una speciale dichiarazione d’amore verso l’uomo.

Forse non è mai troppo né troppo tardi per riascoltare le canzoni di Fabrizio De André. E’ cosa rara ritrovare in altri autori una simile coerenza artistica, un tale approfondimento poetico e un’eguale intensità compositiva. Le radici “popolari” dell’intera opera di De André si rivelano in uno spazio di ricerca sonora dai risvolti sorprendenti. Una simile profondità la si ritrova nei contenuti, incredibilmente attuali, di quelle che spesso sono molto più che “canzoni”.

Gli arrangiamenti originali, nel rispetto filologico del grande Faber, cercano di rinfrescare ulteriormente i suoi capolavori, per ribadirne se possibile l’intramontabilità.

sabato 3 marzo 2018 ore 21

Il malato immaginario

L’ultimo viaggio

Il malato immaginario

soggetto originale e regia Marco Zoppello
con Sara Allevi, Anna De Franceschi, Michele Mori, Stefano Rota, Marco Zoppello
scenografia Alberto Nonnato
maschere Roberto Maria Macchi
realizzazione costumi Antonia Munaretti
produzione Stivalaccio Teatro, Teatro Stabile del Veneto, Teatro Nazionale

Sopravvissuta all’Inquisizione Veneziana grazie a Don Chisciotte e ritornata alle antiche glorie per merito di Romeo e Giulietta, la Compagnia dello Stivale, giunge a Parigi! Ma la fama e il successo non durano e, in poco tempo, la compagnia si scioglie. L’unico a rimanere fedele alla professione è Giulio Pasquati, scritturato al Teatro Palais Royal e diretto nientemeno che da Jean-Baptiste Poquelin, in arte Molière.

17 febbraio 1673. La quarta recita de Il malato immaginario è a rischio, si parla di annullare lo spettacolo, il Maestro non è dell’umore per andare in scena e gli attori se ne tornano a casa. Tocca a Pasquati il disperato tentativo di portare a termine la serata ricorrendo nientemeno che ai vecchi compagni dello Stivale, pregandoli di quest’ Ultimo Viaggio. Molière è costretto a cedere: lo spettacolo deve continuare! A complicare la situazione un ritorno inaspettato: Madeleine Poquelin, figlia di Molière, fuggita dal convento dove era rinchiusa. Il Malato Immaginario è una farsa perfetta. Molière, costruisce una macchina teatrale inattaccabile, mettendo in scena la vitalità dell’amore giovanile contrapposta con la più grande paura dell’umano: il passare del tempo.

sabato 7 aprile 2018 ore 21

Thom Pain

di Will Eno

Thom Pain

regia Antonio Zavatteri
con Alberto Giusta
luci Fausto Perri
traduzione Noemi Abe

“Thom Pain (basato sul niente)”, è un monologo vincitore del Fringe Award all’Edinburgh International Festival del 2005 e finalista del Premio Pulitzer per la sezione teatro. Un antieroe solitario che trascina gli spettatori in un’acrobazia esistenziale sul filo di una trama apparentemente sconnessa e illogica di ricordi e riflessioni. L’infanzia, la memoria dolorosa, un amore perduto, la paura. Un uomo in cerca di ascolto, quella di un pubblico del quale cerca, avido, lo sguardo, il confronto diretto e frontale. Una confessione laica, che mette a nudo le ferite, alcune mai rimarginate, in cerca di un senso da dare all’esistenza e una possibilità di trasformare la rovina in salvezza. Thom Pain, come evidenzia il suo cognome, è un uomo che ha sofferto o soffre ancora. La sua sofferenza è molto bravo a celarla. Egli parla col pubblico: ne è complice, si lascia andare ad una grande ironia. Fa una riflessione sul senso della vita e su come la nostra consapevolezza di essere degli zeri fuori dal teatro che ci protegge, ci complichi l’esistenza. È un monologo divertente perché fa riflettere ma non ammicca al dolore. È Thom Pain una meditazione sulle delusioni della vita? Un esercizio di futilità? Forse entrambe le cose.

Domenica 8 aprile (10:00-13:00, 14:00-18:00)
laboratorio con Alberto Giusta: “Essere autori di se stessi”

Lavoro sul monologo: essere o non essere. Lo sviluppo della creatività in scena, l’indipendenza creativa, l’ascolto e la concretezza.

Alberto Giusta insegna recitazione alla scuola del Teatro Stabile di Genova.

 

Sabato 28 aprile 2018 ore 21
Replica fuori abbonamento: Sabato 5 maggio 2018 ore 21

Memorie di un pazzo

di Giovanni Mongiano

Memorie di un pazzo

con l’amichevole collaborazione di Nikolaj Vasil’evic Gogol
interpretazione e regia Luca Brancato e Giovanni Mongiano
direzione tecnica Massimo Fonsatti
produzione TeatroLieve

1992. Un celebre attore svanisce improvvisamente nel nulla dopo la 274esima e ultima replica de “Le memorie di un pazzo” di Nikolaj Vasil’evic Gogol. Perché? Che fine avrà fatto? Quali misteri si nascondono dietro l’incomprensibile scomparsa? I giornali e le televisioni non trascurano la macabra ipotesi che sia stato ucciso e il cadavere mai più ritrovato. Invidie? Gelosie? Non si sa. Un giallo. Un thriller? Non si sa. Ah, 1992! Tangentopoli? Improbabile...

2017. Come passa il tempo. Qualcuno è da tempo sulle tracce dell’attore. Si chiama Novak. Chi è? Un investigatore privato? Un giornalista? No. Perché lo cerca? Nessuno lo sa. E allora chi è? Perché lo cerca? Solo Masha Levcenko lo sa. Chi è Masha Levchenko? Questo si sa. Una ragazza russa, fa la badante per la cooperativa “Gli angeli del focolare”. Provate a chiederglielo. Lo sapete il russo? Intanto non parla. Ha dato la sua parola. Forse vi dirà, se le siete simpatici, nel suo stentato italiano, che Novak ha bisogno di soccorso, aiuto, protezione, sostegno. Lo otterrà? Insomma ci sarà un lieto fine? Che ne so io del destino degli uomini. Potrei dirvi di più a proposito dei ravanelli. Parola di Samuel Beckett.

Io so solo che si nasce tutti pazzi. Alcuni lo restano, come dice Estragone. Ora è tutto chiaro? No? E’ un giallo. è un thriller? Non si sa. è un gioco? Sì. Come la vita? La vita, si sa, è un gioco dal repertorio deludente. Il teatro, invece, no.